Renzi da Floris:
leale a Bersani
“Io premier? Non ora”


Il sindaco appoggerà il segretario nel suo difficile tentativo di dialogo con Grillo. Impossibile un governissimo con il Pdl


Occhi puntati sul “rottamatore” per eccellenza, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che in una sola giornata torna prepotentemente sulla scena con il lungo pranzo a palazzo Chigi in compagnia di Mario Monti e un’intervista a Ballarò su Rai tre.

Il messaggio che l’enfant prodige del Partito Democratico vuole trasmettere forte e chiaro è semplice, “non sono in partita”. Non ancora almeno.

La linea d’azione ribadita nello studio di Giovanni Floris resta quella del leale appoggio al segretario Pier Luigi Bersani, un leader che non “ha certo bisogno dei miei consigli” e del quale Renzi è pronto a sposare le prossime mosse. Anche se, la strategia della “mano tesa” ai grillini non deve trasformarsi in un inciucio sorretto dalla concessione di cariche istituzionali, ma deve diventare un confronto costruttivo. “Recuperiamoli sfidandoli” è il motto del sindaco.

Una stoccata abbastanza evidente a D’Alema, tra i sostenitori di un’allenaza fatta di offerte e scambi. Sebbene, all’allusione diretta che chiama in causa il Presidente del Copasir, si limiti ad un sorriso sornione mentre replica al suo interlocutore “è lei che lo dice”.

Nessuna porta aperta, invece, al governassimo Pd-Pdl, impensabile in un paese come l’Italia, e qualche frecciata ironica sul caso anomalo rappresentato dal Cavaliere, per strappare una risata di approvazione anche a quella parte dell’elettorato che lo considera “troppo di destra” per guidare il Pd.

Un Matteo Renzi a tutto campo, brillante e comunicativo, che sembra avere la risposta giusta per tutto e riesce a trascinare il pubblico in studio dalla sua, un oratore consumato in grado di divertire e animare l’uditorio prima ancora di convincerlo.

La strategia è semplice e vincente: aspettare il momento giusto per riproporsi alla guida del partito dopo il sostanziale fallimento di Bersani, magari con delle nuove primarie. Sicuramente senza commettere l’errore di “bruciarsi” politicamente, raccogliendo le redini del partito all’indomani di queste difficili elezioni.

“È un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra: secondo lei dopo aver perso le primarie passo dall’uscita di servizio? Farò qualcosa quando vincerò: è anche questa la credibilità della politica” ribatte infatti alla provocazione del conduttore, che lo indica come prossimo inquilino di Palazzo Chigi.

Tra le righe però traspaiono già i suoi punti forti, quelli con cui vuole rimarcare la distanza da Bersani. La vittoria del Movimento 5 stelle, lo lascia trapelare quasi per caso, è un chiaro segnale che nel PD “ci voleva più rottamazione, non meno rottamazione”.

Il sindaco di Firenze, dunque, preferisce scaldare i muscoli e aspettare se non nell’ombra delle quinte, almeno al limitare del palcoscenico.