Pd: passa la relazione Bersani
Otto punti per l’intesa con Grillo


Il segretario: “Mai con il Pdl”. Renzi decide di non intervenire. Il suo ex coordinatore: “Con lui dieci punti in più”.


La relazione del segretario del Partito Democratico passa alla direzione nazionale con un solo astenuto. Otto punti per uscire dall’impasse elettorale, otto punti che saranno discussi online da domani. Leggi sul conflitto d’interessi, sulla corruzione, sulla green economy fino all’apertura a un “superamento dell’attuale sistema di finanziamento dei partiti, in connessione con il funzionamento democratico dei partiti”.

La parola d’ordine ricorrente sulle labbra di tutti durante la direzione del Partito Democratico è stata “cambiamento”. La resa dei conti interna si gioca sulla necessità, a fronte dell’insuccesso elettorale universalmente riconosciuto, di auto-rinnovarsi per evitare di soccombere alla furia iconoclasta del Movimento 5 stelle e al ritorno sulle scene dell’inossidabile Cavaliere.“Qui non si sta corteggiando Grillo, ma si tratta di capire ciò che si muove nel profondo, di bucare il muro dell’autoreferenzialità del sistema, perché comincia a essere in gioco il sistema stesso”. Il segretario Pier Luigi Bersani è salito sul palco delineando un quadro generale della situazione di crisi e non si è tirato indietro rispetto alla necessaria autocritica, soprattutto in rapporto al recupero di consensi del Pdl, in gran parte dovuti al miraggio del centro-sinistra di avere già vinto. “L’idea che non ci fosse l’avversario ci ha danneggiato” – ha ammesso – e il nostro arretramento ha fatto sì che che ci fosse una loro rimonta”.

Ora però è il momento di non tirarsi indietro, il Partito Democratico non può offrire una governabilità stabile ma non intende sfuggire alle sue responsabilità. “Se chiamati siamo pronti a un governo di cambiamento”, ha affermato. Ed è per questo motivo che Bersani, nel rispetto dell’autorità del Quirinale, ha indicato una linea d’azione che miri all’intesa con i grillini su 8 punti programmatici.

“Chi ha avuto il consenso di 8 milioni di elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuol fare di questi voti per l’Italia, per il destino del paese e dei nostri figli”, ha sentenziato.

Con il Popolo della Libertà invece è impensabile qualsiasi intesa, perché la governabilità non è frutto “solo dei seggi in parlamento”, ma di un “rapporto reale con la società”. Non è dunque possibile una collaborazione con un leader, Silvio Berlusconi, che ha “seminato il vento che ci ha portato alla tempesta di oggi”.

I punti su cui il segretario del Pd intende trovare l’intesa con Grillo sono l’uscita dall’austerità, il sostegno al lavoro, la riforma della politica e dei suoi costi, l’equità e la giustizia, lo sviluppo sostenibile, i diritti di cittadinanza e il sostegno per scuola e ricerca.

I big del partito hanno sostenuto e ribadito la linea di Bersani. Dario Franceschini ha affermato: “Siamo dentro una bufera, dagli esiti difficili e imprevedibili, l’unica cosa che non possiamo pensare di fare è regalare agli altri le nostre divisioni. Dobbiamo tenere unito il partito”. Un appoggio al segretario è arrivato anche da parte di Massimo D’Alema, che ha dichiarato di approvare il percorso delineato dal leader, “una bussola nella situazione di crisi”, e ha sottolineato la necessità di rinnovamento. “La paura che c’è in questo paese del cosiddetto “inciucio” – ha chiosato infine – è un forte segno di fraglità culturale”.

Il più critico è stato Umberto Ranieri, che ha sostenuto “l’esigenza di una iniziativa presidenziale. Non come una soluzione per galleggiare ma con un governo del presidente con un programma su economia e politica”.

Grande sorpresa per la decisione di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze infatti ha abbandonato la direzione dopo due ore, rinunciando al suo atteso intervento.

”Con Renzi il Pd avrebbe preso dieci punti in piu’, avrebbe vinto tranquillamente anche al Senato. Cosi’ e’ stato un suicidio, un rigore sbagliato a
porta vuota”, lo ha dichiarato a La Zanzara su Radio24 Roberto Reggi, ex coordinatore della campagna per le primarie del sindaco di Firenze. ‘Io credo – ha affermato Reggi- che con Renzi avremmo preso il trenta per cento degli
elettori delusi di Berlusconi che sono andati a votarlo
turandosi il naso”