Elezioni, Italia ingovernabile. La borsa crolla
Grillo: “Andrò io a parlare con Napolitano”


Testa a testa tra centro-destra e centro-sinistra. Grillo primo partito alla Camera.


L’Italia che esce dalle urne è un Paese in bilico che spaventa Europa e mercati: i risultati restituiscono un quasi pareggio tra centro-sinistra e centro-destra in entrambe le Camere e l’exploit del M5S. E Grillo conferma che sarà lui a presentarsi al Quirinale per il colloquio con il presidente della Repubblica quando inizieranno le consultazioni per la formazione di un governo Intanto i risultati elettorali hanno affondato le borse:  Piazza Affari ha chiuso a -4,63% e si è trascinata dietro i listini internazionali in una giornata nera per le borse. Tutti i bancari sono bloccati e lo spread è schizzato a 348 punti base.

I risultati delle urne fotografano una situazione di quasi stallo: alla Camera centro-sinistra e centro-destra si attestano al 29,5% e 29,18% con uno scarto quindi di appena 120 mila voti, mentre al Senato si registra un lieve sorpasso del Pd che con il suo 31,63% tiene a bada a stento il Pdl, fermo al 30,72%. Il voto per la Camera si chiude quindi con una maggioranza certa, grazie al meccanismo che assegna un “premio” di 340 seggi alla coalizione vincente; anche se il partito di Bersani da solo non ce la fa e l’alleanza con Sel, che peraltro raccoglie un deludente 3,2%, risulta assolutamente necessaria.

Ma è al Senato che si delinea un’instabilità endemica: escludendo da possibili alleanze il partito di Grillo che ha già dichiarato “Non faremo inciuci, in Parlamento daremo scappellotti a tutti”, non c’è possibilità di far nascere e sopravvivere un governo. Lasciando per un attimo da parte le bastonate che i tre ex alleati Bersani-Berlusconi-Monti si sono dati durante la campagna elettorale, nessuna coalizione Pd-Sel+Monti o Pdl-Lega+Monti permette comunque di arrivare a quella “quota 158” che rappresenta la maggioranza assoluta.

L’unico vero vincitore di questa tornata elettorale può dirsi quindi il Movimento Cinque Stelle, che diventa la terza forza del Paese e soprattutto il primo partito alla Camera, addirittura prima del partito di Bersani. La creatura di Beppe Grillo, infatti, ha incassato il 23,79% di voti al Senato e il 25,55% alla Camera: e questo gli varrà rispettivamente 54 e 108 seggi nelle due Camere.

Una doccia fredda per Bersani, che aveva scommesso molto su quella che credeva una vittoria schiacciante; ma soprattutto per Monti che nonostante si sia detto “personalmente soddisfatto” non arriva al 10% (9,13%) al Senato e supera a stento la doppia cifra alla Camera (10,56%). I suoi alleati Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini hanno raccolto peraltro consensi veramente irrisori (rispettivamente l’1,79 e lo 0,76% alla Camera). E proprio Fini che è presidente uscente a Montecitorio ne sarà clamorosamente escluso.

Un flop anche per la novità Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia che non entrerà in Palramento restando poco sopra il 2% e incolpa il Pd “Faccia mea culpa, è sua la responsabilità del mancato accordo, ha fatto campagna contro di noi”. E scompare anche Antonio Di Pietro.

“È evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il Paese – ha dichiarato in una nota il segretario del Pd, Pierluigi Bersani -. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia”. Nel pomeriggio il vice di Bersani, Enrico Letta, aveva evocato un ritorno alle urne, salvo poi correggere il tiro in serata.

E anche l’affluenza alle urne ha confermato se non altro lo smarrimento degli elettori italiani: in forte calo rispetto alle precedenti politiche del 2008, alla Camera ha votato il 75,17% degli aventi diritto, a fronte del 80,50% delle scorse politiche (-5,33 punti percentuali). Al Senato, invece, il 75,19% (era il 80,46% cinque anni fa)