“Scelta civica” e Mario Monti stentano
a raggiungere il 10 per cento


Molti leggono la delusione sul volto di Monti. “I dati potevano certamente essere
migliori – ha ammesso uno dei più stretti collaboratori dell’ex presidente del
Consiglio – ma bisogna guardare al contesto in cui sono maturati”


“Qualcuno aveva ipotizzato un risultato leggermente superiore ma io sono molto soddisfatto”. Lo ha affermato Mario Monti, sottolineando che scelta civica è nata meno di due mesi fa “senza promesse irrealizzabili”.

Deluso dai numeri, ma convinto di poter ancora giocare un ruolo di primo piano nei futuri equilibri politici, soprattutto in un quadro complesso come quello che si sta delineando. È questo lo stato d’animo di Mario Monti che in serata, analizza con i più stretti collaboratori numeri e proiezioni che arrivano minuto dopo minuto da tutto il Paese.

Dati parziali e da prendere con cautela, ovviamente. Ma chi gli ha parlato, ammette che il leader di Scelta civica è “deluso”: alle 20 la sua lista civica si colloca intorno al 10%, anche se in Senato non è neanche detto che arrivi a questo risultato. “I dati potevano certamente essere migliori – ammette uno dei suoi più stretti collaboratori – ma bisogna guardare il contesto in cui sono maturati”. E il contesto, al premier uscente, non piace molto, perché, come ha confidato a uno dei suoi consiglieri, ha vinto il “populismo”. Un chiaro, pur se implicito riferimento, ai partiti di Grillo e Berlusconi.

Ed è evidente – ha ragionato il professore – che di fronte a un simile “tsunami” il nostro movimento ha incontrato maggiori difficoltà del previsto. Ma per il professore, nonostante la delusione (solo parzialmente mitigata dai sondaggi che gli avevano anticipato risultati non troppo brillanti), restano motivi di speranza: in primo luogo per il fatto che i numeri, se confermati, dimostrano che la lista civica sarà presente sia alla Camera che al Senato. Inoltre, sottolineano i collaboratori di Monti, per una formazione nata poco più di due mesi fa, si tratta comunque di un risultato ragguardevole. Soprattutto se paragonato a quello degli alleati, che sono stati letteralmente fagocitati e che, si rimarca non senza una verve polemica, “non hanno dato quel sostegno sperato”.

Monti però preferisce guardare al futuro. I dati in serata sembrano escludere l’ipotesi di una maggioranza Monti-Bersani-Vendola in Senato. “Al momento a palazzo Madama non ci sono i numeri”, ammettevano in serata dal suo staff, ma le cose potrebbero ancora cambiare. L’ipotesi di una sostanziale ingovernabilità resta, anche se apre altri possibili scenari. Non necessariamente negativi per l’entourage montiano: “L’ipotesi grande coalizione ci favorisce, ma dipende molto da come si pongono i singoli protagonisti”, spiega uno dei consiglieri di Monti. E ancora una volta il pensiero va a Berlusconi: che atteggiamento avrà? Si sentirà vittorioso e dunque intenzionato a non fare prigionieri o avrà un atteggiamento più conciliante? Erano queste le domande che risuonavano in serata a palazzo Chigi, dove Monti, rinviando la conferenza stampa a dopo le 21 in attesa di dati più certi, ha riunito lo stato maggiore del partito: da Andrea Riccardi a Mario Sechi, da Enrico Bondi ad Andrea Romano. Durante l’incontro, il professore ha ascoltato l’analisi dei presenti e alla fine ha condiviso l’auspicio che uno dei presenti ha così riassunto: “Noi, comunque vada, giochiamo e giocheremo un ruolo”.

Perché, come ha detto esplicitamente Romano a telecamere accese, “Scelta civica ha incassato un risultato che farà pesare”. Dietro le quinte il ragionamento va oltre e si posa sui dati dello spread, salito sopra il tetto dei 300 punti proprio per il rischio instabilità politica e poi riposizionatosi a quota 293. “Il vero tema delle prossime ore sarà quello dei mercati”, avverte uno stretto consigliere del premier. Il timore, condiviso da Monti, è che analisti e investitori facciano pagare il prezzo dell’instabilità politica al Paese. Da qui la conclusione di un montiano di ferro: ”Saranno i mercati a decidere il destino dell’eventuale stallo politico”. E non è detto che questo, per il professore, non possa rappresentare una carta da giocare al tavolo delle trattative.