“Il tesoro del Vaticano comprato grazie al duce”
Guardian attacca, Santa Sede: “Già noto”

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Un patrimonio nascosto fatto di case, negozi e uffici extra lusso nel cuore della City, comprato con i soldi del fascismo. Il tutto in mano ad una società offshore. È questa la nuova accusa mossa al Vaticano. Da quanto emerge da un’inchiesta portata avanti dal Guardian, lo Stato pontificio avrebbe  creato un portafoglio internazionale nel […]


Un patrimonio nascosto fatto di case, negozi e uffici extra lusso nel cuore della City, comprato con i soldi del fascismo. Il tutto in mano ad una società offshore. È questa la nuova accusa mossa al Vaticano. Da quanto emerge da un’inchiesta portata avanti dal Guardian, lo Stato pontificio avrebbe  creato un portafoglio internazionale nel corso di diversi anni grazie a dei soldi consegnati da Benito Mussolini al finanziere del Papa di allora, Bernardino Nogara, in cambio del riconoscimento pontificio del regime fascista attraverso il concordato del 1929.

Secondo il giornale inglese, il patrimonio immobiliare in questione è stato acquistato attraverso la società britannica Grolux Investments Ltd a sua volta controllata da un’altra società, la Profima con base in Svizzera. Dopo alcune ricerche d’archivio, il Guardian è riuscito rivelare che la Profima appartiene al Vaticano sin dalla seconda guerra mondiale. È proprio in quel periodo che iniziava l’attività capitalistica del Papa grazie all’equivalente di 650 milioni di euro ottenuto dalla Santa Sede come contraccambio per il riconoscimento dello stato fascista, o meglio come “danni per la fine del suo potere temporale”.

La reazione della Santa Sede, naturalmente, non si è fatta attendere: «Sono stupefatto per l’articolo del Guardian perché mi sembra provenire da qualcuno che sta tra gli asteroidi. Sono cose note da ottant’anni, con il Trattato del Laterano, e chi voleva una divulgazione del tema a livello popolare si poteva leggere Finanze vaticane di Benny Lai», ha detto padre Federico Lombardi

 

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