Sparatoria in un college: due morti
Obama deciso a limitare l’uso delle armi


Un mese dopo la strage di Newtown, La Casa Bianca prepara la stretta ai “mercanti di morte” con 19 decreti esecutivi. Ma si prospetta lo scontro al Congresso su altre tre direttive. Contrari l’Nra e una parte dei deputati repubblicani


L’ennesima sparatoria negli Stati Uniti, l’ennesimo episodio di violenza che ha per protagonista un ragazzo poco più che adolescente in possesso di un’arma. Un giovane di 21 anni, Dalton Stidham, ha aperto il fuoco nel parcheggio di un college in Kentucky uccidendo due persone, un uomo di 50 anni e una donna di 20. Un’altra adolescente è rimasta ferita.

La notizia giunge poche ore prima della presentazione da parte del presidente Barack Obama di una serie di proposte per limitare l’uso improprio delle armi da fuoco. Un pacchetto di misure necessarie, elaborate da un gruppo di lavoro guidato dal vicepresidente Joe Biden, chieste per la prima volta da un numero record di americani. Un sondaggio firmato dalla tv Abc e dal Washington Post sostiene che il 76% dei cittadini degli Stati Uniti vuole più controlli: significa circa 4 su 5 americani. Lunedì le famiglie delle vittime di omicidi di massa come quelli di Tucson, Aurora o del Virginia Tech si sono ritrovate davanti alla scuola elementare di Newtown, in Connecticut, per una cerimonia in memoria dei 20 bambini massacrati da Adam Lanza il 14 dicembre scorso. Quel giorno, il Presidente aveva promesso in lacrime: “Non possiamo lasciare morire così i nostri figli, la stretta sulle armi ci sarà”.

L’offensiva della Casa Bianca schiererà 19 decreti esecutivi per colmare i vuoti della legge più permissiva del mondo. Più controlli per chi acquista fucili e pistole. Misure più dure contro chi falsifica i precedenti o compra armi illegalmente. Obbligo di segnalare i nomi delle persone a cui viene negata la licenza per motivi mentali. Nuovi limiti all’importazione di armi dall’estero. Un’iniziativa senza precedenti, che per essere completa ha bisogno dell’approvazione del Congresso su altre tre importanti direttive: bandire le armi d’assalto, limitare la capacità di acquisto di munizioni, obbligo di controlli universali e non più diversi da stato a stato. Per queste misure Obama non può agire da solo. Passeranno? “Non lo so” ha detto il Presidente, esortando i parlamentari a farsi un esame di coscienza, quando sarà il momento di votare.

Una risposta implicita a David Keene, presidente della lobby delle armi, la National Rifle Association (NRA), che alla Cnn ha detto di essere “convinto che il pacchetto di misure proposte non passerà”. “Nessuno può strappare per nessuna ragione il diritto che ogni americano ha di possedere armi in base al Secondo Emendamento della Costituzione”, ha ammonito Keene. Ad alzare la voce è anche un’altra potente associazione, la Gun Owners of America, il cui numero uno Larry Pratt ha bocciato la proposta di creare delle “gun-free zone” attorno alle scuole: “Siamo sicuri che non difendersi sia la migliore difesa?”.

Comunque sia, si prospetta la battaglia più aspra tra Casa Banca e Congresso da decenni. Una parte di deputati repubblicani è pronta a dare battaglia per difendere non solo la tanto citata “cultura americana delle armi” quanto quel Grande Business in cui circolano cifre da capogiro. Persino Harry Reid, il capo pro-armi del Senato in mano ai democratici, ha mostrato tutto il suo scetticismo. Anche tra gli stessi progressisti c’è chi considera la proposta di legge Obama un “suicidio politico”.

Sicuramente un “atto unilaterale” come questo è un’importantissima presa di posizione contro i cosiddetti mercanti di morte. Un tabù sta forse per essere sfatato.