625mila euro di cocaina
sniffati ogni giorno
nella città lombarda


L’anno scorso l’Asl ha curato 1290 cocainomani


A Brescia vengono sniffati ogni giorno 625 mila euro di roba. E l’anno scorso l’Asl ha curato 1290 cocainomani. Sono i pesanti numeri del traffico di cocaina nella provincia lombarda: un male che le forze dell’ordine hanno cercato di estirpare nelle settimane precedenti con alcune operazioni: negli ultimi 15 giorni sono stati sequestrati 110 grammi a Manerbio, 50 grammi a Cazzago, 2 chilogrammi a Fiesse. A rivelarlo, il Corriere della Sera.

Il traffico di cocaina macina migliaia di chilometri e viaggia su più canali. Parte dalla Bolivia, dal Perù e dalla Colombia, trasportato su navi e talvolta in aereo, per giungere in Europa. Le piazze preferite per il commercio sono Milano, vera e propria capitale della cocaina del Nord, ma anche Verona e proprio Brescia.

A grandi consumi corrispondono grandi entrate economiche, e la droga è un bene molto redditizio: un chilo di cocaina può costare 30-32 mila euro, se acquistato in Spagna, mentre in Italia può salire fino a 47- 48 mila euro. Tutto ovviamente sotto regime di concorrenza.

I traffici fanno parte di una grande catena e ai livelli più bassi gli spacciatori investono di meno, rispetto alle organizzazioni criminali, guadagnando comunque tantissimo. Con 5.300 euro si  portano a casa un etto di roba, da rivendere poi al taglio, dopo averne ricavato due etti. Per un totale di 20mila euro. Nonostante un giro di materiale affari sempre più grande, si registra un lieve calo del numero dei tossicodipendenti. “Nel 2011 le persone che nel territorio bresciano si sono rivolte al sistema dei servizi per le tossicodipendenze, perché cocainomani sono state 1.290, il 37% del totale dei soggetti”, ha spiegato Maria Grazia Fasoli, responsabile del Centro clinico cocainomani dell’Asl di Brescia. Un andamento negativo che però non fa cantar vittoria. “Questa riduzione potrebbe avere diverse spiegazioni – ha concluso la dottoressa – per esempio l’aumento dei terapeuti privati che offrono interventi per questo tipo di problemi, la ‘normalizzazione’ del consumo, la diffusione del ricorso a gruppi di auto aiuto”.