Diciottenne si dà fuoco nel Sichuan
È il terzo in tre giorni per protesta


Forma estrema di dissenso davanti agli uffici governativi di Jia nella contea di Aba. Muore dopo aver gridato slogan anti-cinesi. Sono 26 le immolazioni nell’ultimo anno. Pechino aumenta le misure di sicurezza nelle aree abitate da tibetani


Un gesto estremo che si conferma ormai una drammatica tradizione. Un ragazzo tibetano di diciotto anni si è dato fuoco nella contea di Aba (“Ngaba” in Tibetano) nella provincia cinese del Sichuan. Il motivo è sempre lo stesso: la protesta contro le politiche di repressione di Pechino nei confronti della regione himalayana. Lo rendono noto diverse associazioni umanitarie fra cui “Free Tibet” e “International Campaign for Tibet”.

Il giovane, di cui al momento si conosce solo il nome di battesimo Dorjee, si è “immolato” davanti agli uffici governativi nella località di Jia (“Cha” in Tibetano). Il suicida si era piazzato su un ponte, gridando slogan anti-cinesi, per poi cospargersi di liquido infiammabile e trasformarsi in una torcia umana. A quel punto si è diretto davanti agli edifici pubblici adiacenti dove si è accasciato esanime. Sono state annunciate altre tre “immolazioni” di tre giovani pastori, ma non ci sono conferme a riguardo.

Si tratta del terzo episodio simile in appena tre giorni: solo il 4 marzo scorso una donna trentaduenne di nome Rinchen si era uccisa nella città di Aba vicino al monastero Kirti. La provincia del Sichuan non é nuova a episodi simili, essendo una zona a forte presenza tibetana. Era vedova e madre di quattro bambini e, secondo quanto riferito da “Free Tibet”, si é data fuoco invocando libertà per il proprio popolo e il ritorno di “sua santità” il Dalai Lama. Lo stesso giorno un altro tibetano si è tolto la vita allo stesso modo nella provincia confinante di Gansu.

In tutti e tre i casi si trattava di laici e non di monaci buddhisti, fatto che, secondo gli esperti, potrebbe essere indice di una crescente esasperazione dei Tibetani verso la politica cinese. Nel corso dell’ultimo anno si dono date fuoco almeno ventisei persone, diciotto delle quali sono morte a causa delle gravissime ustioni riportate.

Dal canto suo, il governo cinese ha aumentato le misure di sicurezza in tutte le aree del paese abitate da tibetani, in vista dell’anniversario dell’esilio del Dalai Lama in India, che va avanti dal marzo del 1959.  Il capo del Partito comunista cinese in Tibet Chen Quanguo ha dato l’ordine di potenziare i controlli su Internet e telefoni cellulari. Nel 2008, in occasione di questa ricorrenza, le manifestazioni dei monaci buddhisti a Lhasa, capitale del Tibet, degenerarono in pesanti disordini che si estesero a diverse province confinanti.