Lo Stato tedesco non può essere considerato responsabile dei crimini di Hitler. Ora l’Italia dovrà adeguarsi al principio di immunità degli Stati sanciti dal diritto internazionale. Restano in piedi i processi civili

Stop agli indennizzi per i crimini del nazismo
Accolto il ricorso del governo tedesco

Lo stato tedesco non risarcirà più le vittime italiane dei crimini nazisti. Nessun indennizzo per i familiari dei tanti civili che sono stati uccisi e torturati durante l’occupazione tedesca, dal 1943 al 1945. La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha accolto il ricorso della Germania che puntava sul principio di immunità, riconosciuto dal diritto internazionale. In altre parole, lo Stato tedesco, nella sua compagine attuale, non può essere considerato responsabile delle violenze e dei crimini contro l’umanità compiute dal Terzo Reich durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ottanta minuti è durata la lettura della sentenza. Ottanta minuti per ripercorrere, con i termini del diritto internazionale, il capitolo più doloroso della storia europea, e concludere che, oggi, si scrive una pagine diversa. La Corte ha accolto tutti i punti del ricorso tedesco contro l’Italia e ordina ora al nostro paese di adeguare tutte le sentenze che contravvengano al principio di immunità.

Corsi e ricorsi storici si intrecciano su questa sentenza. Nel 2008 infatti, la Cassazione aveva condannato lo Stato tedesco al risarcimento per le stragi avvenute in territorio italiano in quel terribile biennio di occupazione. Una sentenza storica, si disse allora, perché per la prima volta il diritto al risarcimento avveniva all’interno di un procedimento di natura penale e vedeva coinvolto lo Stato tedesco, e non i singoli responsabili, i cosiddetti “servi di Hitler”. La Cassazione aveva respinto il ricorso presentato dalla Germania contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma, che condannava all’indennizzo per l’eccidio del 29 giugno 1944 a Civitella, Cornia e San Pancrazio. Nelle campagne di Arezzo, quel giorno, furono uccise duecentotre persone, tutti civili, donne, bambini, e per la prima volta a risponderne era lo Stato tedesco.

Oggi, invece, la sentenza della Corte dell’Aja ha scelto di far prevalere il principio dell’immunità giurisdizionale su quello dello ius cogens, ovvero delle consuetudini internazionali in materia di crimini di guerra. L’Italia aveva fortemente sottolineato questo punto, sostenendo che i crimini contro l’umanità “non possono essere considerati come atti sovrani di cui lo Stato è titolare” nè si può invocare, a tal proposito, la difesa dell’immunità sovrana.

Restano comunque in piedi i processi civili contro i capi responsabili delle stragi e validi i risarcimenti sentenziati in quest’ambito.

 

 

 

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