Nonostante le temperature polari che abbracciano il Paese, Mario Monti si appresta a vivere giornate di fuoco. L’attenzione del presidente del Consiglio è tutta puntata su ciò che sta accadendo in Parlamento. I delicati equilibri che reggono la maggioranza si sono incrinati, ieri, sulla questione della responsabilità civile dei magistrati. Nonostante il governo avesse espresso parere contrario, infatti, la Camera ha approvato l’emendamento proposto dal leghista Gianluca Pini che prevede che chi ha subito un danno ingiusto da parte di un magistrato possa rivalersi, facendo causa per ottenere il risarcimento dei danni. Un vero campanello d’allarme sulla tenuta della maggioranza per il premier, che non a caso ha convocato a cena i leader della sua coalizione.
La scusa era quella di fare il punto sull’agenda del governo, parlando dell’ultimo vertice europeo e del piano di rientro del debito pubblico e di politiche di liberalizzazione imposto da Bruxelles. Ma i piatti forti della cena sono stati la trattativa sul mercato del lavoro e la questione della giustizia. Su questi temi, d’altronde, si scontrano i differenti interessi dei partiti che sostengono l’esecutivo. Monti ha sempre sottolineato, fin dall’inizio del suo mandato, che il governo tecnico da lui guidato è nato come reazione alla paralisi decisionale in cui il sistema dei partiti aveva condotto la politica italiana. Ma l’appoggio delle forze partitiche in Parlamento è, ovviamente, elemento imprescindibile perché l’azione del governo non si blocchi, su scelte spesso dure e impopolari.
La questione delle nomine Rai ha riportato in piena luce il problema dell’asse Lega-Pdl. Il consiglio d’amministrazione dell’azienda ha infatti proceduto, due giorni fa, alla nomina di Alberto Maccari a direttore del Tg1 e di Alessandro Casarin a direttore della Tgr. La vicenda ha sollevato forti polemiche, al punto che l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, si è dichiarato intenzionato a sfiduciare il direttore generale Lorenza Lei. Entrambi i direttori sono uomini vicini al Popolo della Libertà e alla Lega, che con questa mossa hanno dimostrato quanto il legame tra i due partiti sia ancora forte e influente. Umberto Bossi, almeno formalmente, aveva rotto l’alleanza con il Pdl proprio in seguito alla decisione di Silvio Berlusconi di appoggiare il governo dei professori, assolutamente inviso al senatùr. Il voto sulla responsabilità civile dei magistrati, ieri, si è svolto a scrutinio segreto e ha dimostrato invece che il legame tra i due partiti è ancora saldo, almeno sotto i banchi di Montecitorio. Con tutta la preoccupazione che questo può suscitare sulla tenuta del cosiddetto asse ABC (Alfano-Casini-Bersani). Il Pdl, d’altronde, aveva assicurato all’esecutivo un voto contrario sull’emendamento. Scontata era anche la bocciatura da parte del Pd. Invece una cinquantina di deputati, tra i due partiti e il Terzo Polo, hanno fatto i franchi tiratori, e l’emendamento è passato. Tutto è ancora in gioco al Senato, dove probabilmente si invertirà la rotta. Ma il segnale è chiaro. Intanto il Pd accusa il governo di aver sottovalutato la questione e il Pdl difende a spada tratta il voto. Mario Monti cerca di ridimensionare la vicenda: “Non è sconfitta del governo”, dice. Ma poi aggiunge: “Sappiamo di galleggiare sulle dinamiche dei partiti”.
Alla cena di ieri sera, Angelino Alfano ha fatto presenti le ansie del Pdl sul mercato del lavoro. Tra i berlusconiani, infatti, in molti temono che esista un accordo tacito tra governo e Pd per riformare le norme su occupazione e licenziamenti. In realtà, proprio su questo fronte Monti rischia la rottura con i democratici. Al tavolo aperto ieri tra governo e parti sociali, il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha dichiarato che sulla riforma il governo andrà avanti con o senza accordo dei sindacati. E che intende fare in fretta, in due, tre settimane al massimo. È stata abbandonata l’ipotesi di riformare il sistema degli ammortizzatori con il superamento della cassa integrazione straordinaria, ma a fare il suo prorompente ingresso è stato il tema della modifica dell’articolo 18 dello Statuto di lavoratori. Incassando i plausi di Confindustria, Fornero ha parlato dell’intenzione di procedere all’eliminazione del reintegro nel posto di lavoro per coloro i quali vengono licenziati per motivi economici, proponendo un risarcimento. Se sugli altri punti (riordino dei contratti atipici e lotta agli abusi, tutele sociali più uniformi, formazione permanente e apprendistato come forma prevalente di accesso al lavoro) la scaletta proposta è ampiamente condivisa dai sindacati, la possibilità di modifica dell’articolo 18 vede questi ultimi perentoriamente contrari. La trattativa proseguirà nei prossimi giorni con diversi incontri. Ma il Partito Democratico detta subito la linea. Il Pd teme possibili future tensioni sociali, è inquieto per le parole di Monti sui precari e scongiura un’approvazione della riforma senza accordo, minacciando conseguenze politiche. “O ci sarà un accordo o il Pd non voterà quella legge”, dice Sergio D’Antoni, vicepresidente della commissione Finanze della Camera.
È chiaro che al momento non possono escludersi sorprese. I passaggi sono tutti difficili, specialmente se si tiene conto del fatto che da più parti, dentro il Pdl, si invocano elezioni anticipate a giugno, che potranno svolgersi solo se il governo cade adesso. Ad ogni modo, nonostante le pressioni di Bossi, il Cavaliere era stato cristallino quando, parlando del governo Monti, ha detto: “ Sarebbe da irresponsabili non continuare a sostenere questo governo”. A tenere salda la barra è ancora una volta il Presidente della Repubblica. Sembra che le parole di Berlusconi siano arrivate in seguito a una colazione privata al Quirinale. Per il momento, giochi e trabocchetti non sono graditi.
