Sotto inchiesta 14 partite di Serie A
“Il torneo 2010-2011 è compromesso”

“Alcune squadre hanno compromesso la genuinità della lotta per la retrocessione, altre quella per la qualificazione all’Europa League, altre ancora singole partite (…) L’intero torneo è da considerarsi compromesso”. Sono le parole di Roberto Di Martino, procuratore di Cremona. Stando ai nuovi documenti istruttori raccolti dalle indagini delle Procure di Cremona e Bari, sarebbero ben 14 le partite della scorsa stagione di serie A al centro di una storia di corruzione e crimine organizzato. Documenti e intercettazioni telefoniche che raccontano come il campionato sia finito nelle mani della malavita internazionale. Un giro di scommesse che parte dall’Italia e arriva fino in Cina e a Singapore. E che ha come tramiti “gli zingari”.

Hristyan Ilievski è l’uomo chiave della storia. Lui, “lo zingaro”, ha passato tutta la scorsa stagione calcistica in giro per stadi, campi di allenamento, ritiri e alberghi di alcune squadre di serie A. Un appassionato di pallone? Non proprio. Ilievski andava a fare affari. Comprava calciatori e partite.

In pratica lo schema era questo. L’organizzazione asiatica, con a capo Tan Seet Eng, residente a Singapore, sceglieva le partite su cui scommettere. Una volta fatta la scelta venivano contattati “gli zingari” affinché avvicinassero i giocatori delle squadre offrendo denaro e stabilendo quale dovesse essere il risultato finale delle partite. E qui entra in azione la banda di Ilievski. “Gli zingari” contattavano un loro tramite, spesso un ex calciatore, al quale chiedevano il contatto per la squadra da corrompere. Poi, l’incontro. Bisognava comprare almeno quattro giocatori perché l’operazione andasse per il verso giusto. Di solito il capitano, il portiere e due difensori. Un paio di giorni prima della partita la banda offriva il denaro: 200 mila euro. Questo è il valore sul mercato di una gara di serie A. Se c’era l’ok dei “professionisti”, avveniva una parte dello scambio dei soldi. Poi la partita si giocava, come se nulla fosse. Se i calciatori erano stati “bravi” e la partita finiva come volevano “gli zingari”, allora veniva consegnata la somma di denaro restante. Altrimenti i calciatori dovevano restituire l’anticipo ricevuto.

Un piano organizzato fin nei minimi dettagli. Ne è il paradigma la partita del 14 maggio scorso tra Lazio e Genoa. Secondo una nota depositata agli atti da Di Martino, Ilievski si reca quel giorno a Formello, dove si allena la squadra biancoceleste. Assieme a lui ci sono un suo “collega” e Alessandro Zamperini, ex calciatore e amico di molti giocatori di serie A. Ilievski ha con sé un telefonino con una scheda intestata ad un fantomatico Victor Kondic. Un nome inventato. Da quel telefono, verso le 12.42, quando il pullman della squadra deve ancora lasciare il parcheggio per dirigersi verso l’Olimpico, partono telefonate al numero personale di Tan Seet Eng, il criminale di Singapore. L’uomo capace di spostare scommesse per un milione di euro su una partita in poco meno di tre minuti, come ha raccontato un suo ex collaboratore. I contatti con alcuni laziali, secondo l’accusa, sono cominciati.

Poco dopo “lo zingaro” si sposta nell’albergo dove alloggia il Genoa, la squadra ospite. Qui avrebbe incontrato Oscar Milanetto, capitano dei rossoblu. “L’accordo prevedeva che il primo tempo si concludesse con un over” – più precisamente sul fatto che ci sarebbero stati due gol nel primo tempo e più di tre al termine dei 90 minuti.
“Risultato che venne raggiunto”, ha dichiarato Carlo Gervasoni, ex difensore del Piacenza e arrestato dalla Procura di Cremona. La partita, infatti, finì 4-2 per la Lazio. La sera stessa del match Ilievski vola a Milano dove si deve incontrare con Bellavista, ex capitano del Bari e amico di alcuni mafiosi baresi. Il giorno dopo Milanetto e Dainelli, del Genoa, lo avrebbero raggiunto per incassare i soldi della combine.

Lazio-Genoa non sembra essere l’unica partita truccata. Ce ne sono almeno altre cinque. Lecce-Lazio, Bari-Sampdoria, Bari-Roma, Palermo-Bari e Brescia-Bologna. Il piano era sempre quello. Durante Palermo-Bari “gli zingari” offrono 80 mila euro a testa a Masiello, Parisi, Padella, Bentivoglio e Marco Rossi, tutti giocatori del Bari, affinché vinca la squadra di casa con almeno due gol di scarto. Ma le cose non vanno così – il risultato finale è di 2 a 1- e così i cinque restituiscono il denaro.

Gli inquirenti stanno lavorando anche su altre otto partite, tra cui Inter-Lecce (1-0). Il Lecce doveva segnare un gol prima dell’Inter, ma così non è stato. L’accordo c’era già, ma “prima di entrare in campo ci fu un ripensamento”, racconta Massimo Erodiani, anche lui arrestato dalla Procura di Cremona. “Gli zingari” in quell’occasione avrebbero corrotto quattro giocatori leccesi: Corvia, Rosati, Ferrario e Vives.

Ora la Federazione Giuoco Calcio si trova davanti a un bivio. Può aspettare le inchieste del procuratore federale Stefano Palazzi con il rischio di future retrocessioni, penalizzazioni e squalifiche in mezza serie A. Oppure può “slegare” le società dal comportamento dei suoi atleti, cancellando o modificando il “principio di responsabilità oggettiva” del codice di giustizia sportiva.

Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi futuri delle indagini su un campionato che di regolare sembra avere, ormai, solo il pallone.

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