Gli italiani sono più poveri e il Paese è in difficoltà. Lo rivela un’indagine dell’Istat che analizza i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali del 2011. I risultati diffusi dall’istituto di statistica non sono incoraggianti, nello scorso anno l’aumento delle retribuzioni è stato pari all’ 1,8 per cento, una delle crescite più basse dal 1999. Allo stesso tempo l’indice dei prezzi è cresciuto del 2,8 % creando un preoccupante divario. Questo vuol dire che il potere d’acquisto dei lavoratori, nell’ultimo anno, si è ridotto ulteriormente, riducendosi ai minimi dal 1995.
Confrontando i dati tendenziali, cioè comparando le stime del mese di dicembre appena trascorso con quelle dello stesso mese dell’anno precedente si nota un aumento dei salari e degli stipendi pari all’1,4 per cento, accanto ad un aumento dell’inflazione del 3,3%.
Fiducia dei consumatori
Questi dati si riflettono nella preoccupazione di chi acquista. Sempre secondo i dati Istat, a questa stagnazione si accompagna una conseguente perdita di fiducia dei consumatori, che a gennaio resta stabile a 91,6, lo stesso livello già registrato a dicembre, il valore più basso dal 1996. La previsione era invece per una crescita a 92 punti. Scende l’indice che misura le previsioni a breve termine (da 82,5 a 78,4), mentre sale quello relativo alla situazione corrente (da 98,4 a 102,3). L’istituto diretto da Enrico Giovannini rivela come sia comunque difficile ritrovare una stabilità nelle rilevazioni sulla fiducia, che derivano da andamenti, di solito diversi tra loro, delle due componenti principali, quella relativa allo scenario economico, che peggiora, e la dimensione riferita alla situazione personale e familiare degli intervistati. E il divario si allarga a livello territoriale, distinguendo un clima di fiducia dei consumatori migliore nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno e peggiore nel Nord-est e al Centro.
Rincari
Tra i rincari maggiori, quelli che hanno determinato la forte perdita del potere d’acquisto, si registrano soprattutto i carburanti, salito del 21% a causa delle imposte indirette, Iva e accise, del riscaldamento, cresciuto del 18,1% e dello zucchero, che ha avuto un rialzo del 17,2%.
Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali
Per quanto riguarda i contratti collettivi è notevolmente salita la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto. A dicembre 2011 l’intervallo, infatti, supera la soglia dei due anni (24,9 mesi) in aumento rispetto allo stesso mese del 2010 (14,5).
Relativamente alle retribuzioni orarie contrattuali si registra invece, secondo i dati Istat, un incremento tendenziale del 2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I compartimenti che fanno registrare aumenti maggiori sono gomma, plastica e attività dei vigili del fuoco (tutti +3,1%). Tutti gli altri reparti della pubblica amministrazione presentano variazioni praticamente nulle (ministeri e scuola 0,2%, Servizio sanitario nazionale e Regioni 0,3%).
Previsioni
Le previsioni per il futuro non sono incoraggianti.
“In un anno di recessione come il 2012– spiega a Repubblica Luigi Guiso, economista e docente all’ European University Institute di Firenze – mi aspetto che le retribuzioni crescano ancora meno”. Mentre la Banca d’Italia, che mercoledì aveva diffuso un’indagine sui redditi delle famiglie italiane, avverte con un comunicato che, secondo le proprie stime, “la dinamica delle retribuzioni rimarrebbe negativa in termini reali per il biennio 2012-2013”.
Un rapporto sulle prospettive di breve-medio termine di Prometeia, associazione di previsioni di economia nazionale e internazionale, ipotizza la perdita di 800 mila posti di lavoro a causa della crisi entro la fine del 2013. Sempre secondo l’associazione bolognese, nel 2012, l’indebitamento sarà pari all’1,7% del Pil. I consumi vedranno inoltre una ulteriore flessione.
