Le associazioni dei consumatori hanno raggiunto un accordo con la Costa per il risarcimento dei passeggeri.

Il comandante Brusco:
la responsabilità
è di Schettino

Parla il comandante generale delle Capitanerie di Porto Mario Brusco. Di fronte alla commissione Lavori Pubblici del Senato, l’ammiraglio dice che la responsabilità del naufragio “è sicuramente del comandante”. E aggiunge che se Francesco Schettino non avesse atteso più di un’ora per dare l’allarme “sarebbe andata di lusso”. Ovvero non ci sarebbero stati né morti né feriti: l’evacuazione sarebbe avvenuta con la nave ancora dritta, senza particolari incidenti. Brusco tira in ballo anche alcuni ufficiali della Costa: quelli che sono “rimasti zitti”. Gli stessi che sono poi “caduti” con lui nella scialuppa di salvataggio: Dimitri Christidis e Silvia Coronica.

Ma molti ufficiali avevano compreso la gravità della situazione, e cercarono di convincere il comandante a dare l’allarme subito dopo l’impatto con gli scogli. È quanto emerge dalla lettura delle deposizioni rilasciate al comandante della Capitaneria del Giglio Gregorio De Falco, depositati alla procura di Firenze. Tredici testimonianze, tutte coerenti tra loro: il comandante sbagliò la rotta e poi tardò a dare il may day. “Eravamo concordi di dichiarare lo stato di emergenza generale – dice, ad esempio, l’ufficiale Mario Pellegrini – ma il comandante pareva non comprendere la gravità della situazione e insisteva a contattare Ferrarini”. Roberto Ferrarini è il direttore dell’unità di crisi della Costa. Schettino gli parla di un semplice black out a bordo; lo stesso dice alla Capitaneria di Porto. È sempre Schettino a ordinare di tranquillizzare i passeggeri e invitarli a rientrare nelle loro cabine, riferisce il cartografo Simone Canessa. Intanto il tempo passa, la nave affonda. E quando il comandante si decide a dare l’allarme sono passati 72 minuti. È servita la strigliata telefonica della Capitaneria e l’insistenza dell’equipaggio, che in alcune parti della nave ha già dato il via all’evacuazione nonostante l’ordine non fosse arrivato.

In attesa che l’ascolto delle registrazioni della scatola nera confermi questa ricostruzione, la Costa Crociere ha raggiunto un accordo con 13 associazioni dei consumatori per l’indennizzo dei passeggeri. L’intesa, che riguarda più di 3200 persone a bordo della Concordia il 13 gennaio, prevede un risarcimento di 11mila euro, più tremila euro di rimborso per il costo del biglietto e lo smarrimento degli oggetti personali. Non sono inoltre previste penali per chi ha disdetto una crociera dopo la notizia del naufragio. L’accordo non riguarda chi ha subito danni personali e i familiari delle vittime. Tutti gli altri passeggeri potranno decidere se aderire o intraprendere un’azione legale. Codacons e Confconsumatori non hanno firmato l’intesa, ritenuta svantaggiosa, invitando gli interessati a citare la Costa in giudizio per danni. Lo hanno già fatto 50 persone, affidatesi all’avvocato Giulia Bongiorno per portare avanti una class action penale. Si hanno notizie di altre iniziative simili da parte di gruppi di passeggeri statunitensi e francesi.

Intorno al relitto della Concordia continuano intanto le ricerche dei 19 dispersi e le operazioni preliminari al recupero del carburante, che dovrebbe cominciare ad essere aspirato dai serbatoi sabato mattina.

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