Trentacinquemila persone in fuga da un paese dilaniato dalla violenza. In Nigeria, Africa occidentale, la situazione è sempre più critica. E l’ennesima esplosione avvenuta ieri a Kano, la capitale del Paese, rappresenta solo l’apice di un susseguirsi di attacchi a chiese, arresti e rapimenti.
A mandare il nord della Nigeria nel panico è la setta estremista islamica di Boko Haram, che terrorizza, con i suoi attentati, soprattutto la minoranza cattolica. “La gente è spaventatissima” ha riferito una fonte all’Ansa, “sono in molti a scappare, lasciandosi alle spalle il poco che possiedono. Non hanno il tempo di prendere nulla perché nessuno può sapere quando scoppieranno altre violenze”.
Duecento gli arrestati in questi giorni dalle autorità nigeriane, secondo le quali Boko Haram sarebbe collegata ad alcuni terroristi di Al Quaida, operanti anche fuori dalla Nigeria, in Nord Africa e in tutta la fascia desertica sahelo-sudanese.
Nel corso dei disordini, è avvenuto inoltre il sequestro, che non è stato però ancora rivendicato da nessuno, di un ingegnere tedesco. Garantire la sicurezza in città appare per le autorità quasi impossibile, nemmeno il coprifuoco di 24 ore è servito ad arginare le violenze.
Anche l’intimazione de presidente Goodluck Jonathan agli integralisti per avviare una trattativa è servita a poco, e in molti temono che la situazione possa sfuggire da ogni controllo.
Secondo Corinne Dufka, di Human Right Watch, organizzazione che si occupa di diritti umani, ha affermato: “Gli attacchi di Boko Haram hanno mostrato una totale mancanza di rispetto per la vita umana”. “Le autorità nigeriane hanno il dovere di porre fine a questa campagna di terrore e consegnare alla giustizia i responsabili di crimini riprovevoli come questi”.
