Inchiesta sui trans
Marrazzo cita
Interno e Difesa


I legali dell’ex governatore della Regione Lazio sottolineano che chi “ha commesso reati indossava una divisa”


A due anni dallo scandalo che gli è costata la poltrona, l’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo passa al contrattacco.

“Citeremo il Ministero della Difesa e quello dell’Interno come responsabili civili”. Così ha dichiarato l’avv. Luca Petrucci, legale dell’ex presidente della Regione Lazio, alla fine dell’udienza preliminare che vede come imputati quattro carabinieri “corrotti” accusati di averlo ricattato nel luglio 2009. Otto è il numero totale degli accusati: 3 presunti pusher e  il trans Natalì, al secolo Jose Silvia Vidal  salito agli onori della cronaca per essere stato trovato, dai carabinieri “infedeli”, in compagnia di Marrazzo nell’appartamento di via Gradoli, suscitando lo scandalo che ha portato l’ex governatore a dimettersi. L’udienza è stata rinviata al 23 gennaio prossimo per un difetto di notifica a due degli imputati.

Le accuse formulate dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Gabelli sono: associazione per delinquere, perquisizioni illegali, detenzione e spaccio di stupefacenti, rapina e concussione. Viene ipotizzato anche l’omicidio volontario aggravato, riferito alla morte del pusher Gianguarino Cafasso, morto per un’overdose letale, a causa di una partita di droga a lui ceduta dal maresciallo Nicola Testini, al fine di eliminare un testimone ormai scomodo.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, i pubblici ufficiali avrebbero “con la minaccia di gravi conseguenze” costretto Marrazzo a compilare e consegnare assegni per un importo complessivo di 20 mila euro in cambio del silenzio sulle “visite abituali” che lui compiva regolarmente nel condominio di via Gradoli, a bordo della sua auto blu. I carabinieri si erano inoltre impossessati indebitamente di alcuni video che ritraevano “immagini attinenti alla vita privata di quanti si trovavano nell’appartamento”, che costituivano la merce di scambio alla base del ricatto. I militati furono arrestati nell’Ottobre 2009, quando lo scandalo aveva ormai travolto la carriera dell’ex- Presidente.