Procuratore militare polacco tenta il suicidio
Indagava sulla morte di Kaczynski


Era stato accusato di intercettazioni illegali nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Smolensk in Russia, costata la vita all’ex primo ministro e altra 95 persone.


Stava incontrando i giornalisti per smentire le accuse, mossegli dalla stampa, di aver violato la legge chiedendo alle compagnie telefoniche di rivelargli il contenuto degli sms scambiati tra giornalisti e magistrati all’indomani della sciagura aerea. Poi, Mikolaj Przybyl ha chiesto cinque minuti di pausa e si è sparato con la pistola di ordinanza. Immediato il trasporto in ospedale, dal quale fanno sapere che il magistrato non sarebbe in pericolo di vita, anche se la pallottola non è stata ancora estratta.

Durante la conferenza stampa Przybyl aveva denunciato il tentativo di ostacolare le sue indagini da parte di non ben precisate “forze”. Queste accuse mosse dalla stampa sarebbero state soltanto l’ultimo atto di mesi di minacce, intimidazioni e danneggiamenti all’auto e all’abitazione del procuratore.

Dal canto suo il procuratore capo, Andrzej Seremet, ha ammesso che la legge è stata violata chiedendo l’accesso agli sms dei giornalisti ma ha anche aggiunto che “questo caso è stato accompagnato da talmente tante emozioni, compresa una inutile isteria” e che l’analisi dei tabulati era comunque necessaria.

I vertici militari hanno rinnovato l’appoggio al lavoro svolto da Przybyl. C’è da scommettere che l’ombra della sciagura di Smolensk continuerà a gravare per molto tempo sulla società polacca e sui rapporti con Mosca.