Il giorno dopo la strage di Firenze, restano solo mazzi di fiori e ceri dove ieri sono morti due venditori ambulanti senegalesi. Lì, in una delle bancarelle del mercatino di piazza Dalmazia tutti i giorni, dalle otto del mattino fino a tarda sera, lavoravano Samb Modou e Diop Mor. Uccisi dall’odio razziale di Gianluca Casseri, cinquantenne pistoiese vicino agli ambienti di estrema destra che credeva nella purezza della razza bianca.
La comunità senegalese si risveglia incredula, smarrita, ma la rabbia del giorno prima è sopita nel dolore dei tanti amici delle vittime. E dalla voglia di capire, di dare una spiegazione: “La polizia lo conosceva, perché non l’ha fermato prima?” si legge in uno dei cartelli di solidarietà scritti da altri venditori ambulanti e dai bambini della zona. Anche il governo senegalese vuole fare luce sulla vicenda e in una nota ufficiale ha espresso “l’indignazione per l’omicidio dei due compatrioti”. Lo sdegno dei senegalesi scesi in strada per protestare contro il razzismo al grido di “Vergogna, vergogna” non è ancora finita ma la notte, davanti al Battistero di piazza del Duomo, diventa una preghiera silenziosa in ricordo ai fratelli africani feriti e uccisi.
Il colpo di pistola alla gola con cui Gianluca Casseri ha finito in un parcheggio sotterraneo la sua giornata di ordinaria follia non è solo la sua sconfitta. Con lui hanno perso anche tutti i suoi compagni, adesso all’improvviso tornati a nascondersi nell’immaterialità di internet, dove per anni, invece, avevano fomentato l’odio di un solitario cinquantenne malato di depressione che ancora leggeva Tolkien e credeva ai miti pagani celtici. Che senso avrebbe, altrimenti, far sparire l’hard disk del computer prima di una missione suicida? Il portavoce della comunità senegalese fiorentina (almeno settemila persone: operai nelle concerie di Santa Croce e nelle aziende vinicole del Chianti, ambulanti, ma anche studenti iscritti all’università) Pape Diaw, accusa proprio la rete di essere il maggior predicatore d’odio: “Sentivo qualcosa nell’aria: una destra feroce, fascista e razzista ha avvelenato il clima”.
Firenze non è diventata Parigi, non è Londra. Alcuni cestini e cartelli stradali divelti, dei motorini gettati a terra e un manifestante ferito sono l’unico danno che si lascia dietro la marcia pacifica dei senegalesi. La polizia ha dovuto caricare solo una volta, quando la rabbia stava per esplodere dopo la notizia che il killer di via Dalamazia aveva deciso di uccidere ancora e sempre senegalesi. Nessuno a Firenze ha voglia di recriminare, nemmeno i commercianti dei negozi di lusso che ieri avevano temuto il peggio quando la rabbia stava per esplodere e oggi chiudono le saracinesche per solidarietà alle vittime: “No al razzismo”, si legge sui cartelli affissi alla porta di molti negozi lungo le vie attorno al mercato.
La solidarietà è arrivata immediata dal sindaco della città Matteo Renzi, che oggi ha proclamato il lutto cittadino: “è un giorno che Firenze non avrebbe mai voluto vivere” . Ma alla folla inferocita non bastano le parole di circostanza, vogliono giustizia e, soprattutto, sicurezza. Il governatore della Toscana Enrico Rossi è stato interrotto più volte quando ha provato a calmare le duecento persone in piazza e alla fine ha dovuto interrompere il discorso tra le urla dei senegalesi indignati.
Ma Casa Pound, il centro sociale frequentato in passato da Casseri, non ci sta a essere accusato di razzismo: ”Non abbiamo alcuna responsabilità politica, ideologica e morale sui fatti di ieri”, ha scritto in una lettera all’ambasciatore senegalese Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound. La paura principale è che la strage di Firenze possa soffiare sul fuoco scatenando attacchi contro i militanti di destra. Infatti, su alcuni siti internet sono state pubblicate minacce che fanno temere a nuovi atti di violenza: “diamo la caccia ai fascisti e alle loro famiglie, sono razzisti e assassini”, si leggeva in uno di essi. Per questo Iannone nella lettera ha chiesto un incontro chiarificatore con l’ambasciatore del Senegal esprimendo solidarietà per gli immigrati.
Intanto a Roma questa mattina a Roma i carabiieri hanno perquisito i locali dell’associazione neofascista Militia arrestando alcuni membri per diffusione di idee fondate sull’odio razziale e etnico. A riprova che quella strage, come ha detto ieri il sindaco di Firenze “è stato un gesto che poteva accadere ovunque”.
