Putin difende Julian Assange «Antidemocratico arrestarlo»


Per il Primo ministro i funzionari Usa sono fonti inattendibili. In rete è ancora cyber-guerra. E il Cremino propone il nobel al giornalista


I documenti della diplomazia statunitense in cui si scrive della Russia come uno «stato mafia» guidato da un primo ministro affarista e cinico sono stati già pubblicati. Sono stati letti praticamente a ogni latitudine del pianeta, impossibile bloccarne gli effetti sull’opinione pubblica. A meno che… A meno che, ormai fuori controllo la diffusione degli scritti, non si tenti di screditarne gli autori. Sembrerebbe questa la strategia di Vladimir Putin, primo ministro russo, che ha giocato la carta Assange per attaccare gli Stati uniti e si è ritrovato nella curiosa posizione di difendere il fondatore di Wikileaks, lo stesso sito a causa del quale quell’etichetta, «stato mafia», ha fatto il giro del mondo.

Secondo il primo ministro russo l’arresto del giornalista australiano è «ipocrita e antidemocratico». «Se si parla di democrazia, occorre che sia totale. Perché è stato messo Assange in prigione? È questa la democrazia?», così il primo ministro russo nel corso di una conferenza stampa a Mosca. Poi i dubbi sull’attendibilità dei funzionari americani: «Pensate che il servizio diplomatico Usa sia una fonte cristallina d’informazioni? Lo pensate davvero? Come si dice al paese, è il bue che dice cornuto all’asino». Intanto agenzie russe citano fonti del Cremlino, da cui arriva un’insolita proposta: «Ad Assange dovrebbe esser consegnato il premio Nobel per la pace». Insolita non tanto per la proposta in sé, ma quanto perché giunge dallo stesso paese che ha disertato la cerimonia della consegna al Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo.

E mentre si gioca la partita a scacchi fra le diplomazie, on line è guerra vera, altro che virtuale: proseguono gli attacchi degli hacker contro i siti giudicati ostili a Wikileaks, fra cui quello del governo svedese. Secondo il tabloid scandinavo Aftonbladet, che non precisa l’origine dell’attacco, il sito del governo svedese è stato inaccessibile per alcune ore nella notte tra mercoledì e giovedì.

«La guerra informatica contro i siti ostili a Wikileaks continua» assicura alla radio della Bbc un portavoce del gruppo di hacker Anonymous, responsabile degli attacchi lanciati a Mastercard, Visa, alla procura svedese, a PayPal, alle poste svizzere. Poi uno dei militanti della guerriglia virtuale annuncia via Twitter il prossimo bersaglio: Amazon, colpevole di avere staccato la spina ai server di WikiLeaks. Poche ore più tardi  la risposta: Twitter chiude l’account “Anon operation”, utilizzato dai pirati informatici.

Intanto anche Facebook ha rimosso la pagina di Anonymous. Un portavoce dell’azienda ha spiegato che la pagina è stata rimossa per aver «violato i termini» della piattaforma del socia network. «Noi – si legge in un messaggio all’indirizzo dove si trovava la pagina di Anonymous – rimuoviamo pagine che attaccano individui o gruppi». La pagina di WikiLeaks, che ormai conta oltre un milione di sostenitori, non è stata invece rimossa. «Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di rimozione della pagina WikiLeaks – ha detto il portavoce – o notifiche che gli articoli postati nella pagina contengano materiale illegale. In quel caso avremmo ovviamente analizzato il materiale in base alle nostre procedure e i nostri standard e l’avremmo rimossa se giudicato necessario. Ma la semplice esistenza di una pagina WikiLeaks non viola nessuna legge».