Istat, per la crisi 380 mila posti di lavoro in meno nel 2009. È il dato peggiore dal 1995


Il calo è frenato dall’aumento dell’occupazione straniera. Penalizzati precari e lavoratori ‘indipendenti’. La media europea e’ del 9,4%


Nel corso del 2009, il tasso medio annuo di disoccupazione è aumentato di un punto percentuale, dal 6,8 del 2008 è salito al 7,8 per cento. In dodici mesi, l’occupazione è diminuita di 380 mila unità. Per trovare un dato analogo bisogna risalire al 1995. Lo comunica l’Istat nel suo ultimo bollettino sul mercato del lavoro.

Il decremento del numero degli occupati – meno 1,6 per cento rispetto alla media dell’anno prima – è controbilanciato da un lieve aumento della manodopera straniera. Gli italiani che hanno perso il lavoro sono 527.000, a fronte di un aumento del numero di migranti che hanno trovato un posto di lavoro pari a 147.000 unità. Al Sud il calo è più vistoso: -3 per cento contro il Nord che perde 161.000 unità (-1,3 per cento). Stabile il Centro, -0,5 per cento.

Nel quarto trimestre del 2009, il tasso di disoccupazione congiunturale è aumentato dell’1,3 per cento, mentre per il dato tendenziale – rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente – la variazione è peggiore: l’incremento è dell’1,5 per cento. In media nell’ultimo trimestre del 2009, i disoccupati sono aumentati di 428 mila unità. I più colpiti dalla crisi sono stati i precari, i collaboratori e gli “indipendenti”. Su 380.000 posti persi, 211.000 sono collaboratori e lavoratori autonomi, mentre 169.000 sono dipendenti.

Sui dati diffusi dall’Istat, il governo, per bocca dei ministri Tremonti e Sacconi, ha sottolineato come la media italiana è inferiore al dato europeo. “Il dato medio della disoccupazione del 7,8 si confronta con una media Eurozona del 9,4 per cento”, ha detto il ministro del Lavoro. Il ministro dell’Economia Tremonti si è spinto oltre: “In altri Paesi dell’Unione europea il dato arriva al 20 per cento, ma da noi ci sono dati migliori che in altri Stati”. La replica dei sindacati e dell’opposizione è dura. Per il senatore del Partito democratico Tiziano Treu bisogna aggiungere al numero dei disoccupati i 500 mila lavoratori in cassa integrazione per avere la vera dimensione del problema. Le tre maggiori organizzazioni sindacali hanno manifestato preoccupazione sui dati comunicati e hanno invitato il governo a intervenire per frenare l’emorragia di occupati in particolare nel Mezzogiorno.